Disegnare con un tosaerba, diserbare con il sole.

Primavera 2017. Per iniziare a dare una forma agli spazi abbiamo approfittato dell’erba che cresceva. Abbiamo disegnato non sulla carta ma direttamente sul terreno, lasciando crescere il prato dove pensavamo di creare delle “aiuole” o delle zone di vivaio e tagliando regolarmente su passaggi, sentieri, aree di sosta. Tosaerba e decespugliatore erano gli attrezzi più usati in quei mesi . Un modo immediato per visualizzare il nostro progetto e iniziare a vivere e organizzare lo spazio.
Non lavoriamo mai volentieri con i progetti su carta anche se planimetrie e disegni possono essere utili, almeno per illustrare a un committente quello che si propone per il suo giardino. Può essere facile, quando si progetta disegnando, spostare il centro dell’attenzione da quello che si sta facendo, il progetto di un giardino, al disegno che si sta producendo. La produzione di un bel disegno diventa, senza che lo si voglia, l’obiettivo di ciò che si sta facendo. Non è detto che un bel disegno diventerà un bel giardino. Soprattutto quando si lavora per un committente, un bel disegno può servire a ottenere l’approvazione e strappare un contratto ma cosa si è perso nel processo?

In questa occasione potevamo utilizzare un metodo di lavoro più vicino alla nostra idea del progettare: dare una forma allo spazio valorizzandone le caratteristiche e amplificandone le potenzialità, cercare tutte le occasioni di bellezza. Avevamo tempo e spazio per osservare e conoscere ogni forma di vita, animale e vegetale, e la sua interazione con gli elementi naturali: aria, acqua, terra, sole…. Potevamo osservare gli effetti dei nostri interventi e capire come indirizzarli. Trovare il modo di includere tutto ciò che ci stava a cuore: le piante più amate, gli spazi che ci servivano, i sogni e le cose imparate.

La libertà di fare a modo proprio ha sempre un buon sapore.

 

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Ora che avevamo deciso dove sarebbero state le aiuole del nostro nuovo giardino e quali avremmo piantato per prime, in autunno, si doveva iniziare la preparazione. Volevamo utilizzare la solarizzazione per fare il diserbo e si doveva fare in fretta per approfittare dei mesi estivi.
Tagliata l’erba che avevamo lasciato crescere dove volevamo ci fossero delle aiuole, abbiamo steso un telo nero fissato a terra con grossi chiodi.

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Nei mesi estivi la terra ricoperta dal telo si sarebbe scaldata fino a raggiungere temperature tra 50 e 60 gradi, sufficienti per eliminare le infestanti ed inibire i semi presenti nel terreno. Questa era la teoria. In realtà avevamo pochissima esperienza di questa tecnica, utilizzata solo una volta, nel giardino di un cliente, per una piccola area. A settembre si sarebbero visti i risultati

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Eccoli i risultati, quando abbiamo alzato il telo. L’erba secca seguiva perfettamente la linea di copertura. Di qua verde, di la secco. Nessun processo di decomposizione, apparentemente, era iniziato, quella del 2017 è stata un’estate quasi senza precipitazioni, sarebbe servita umidità perché si avviasse la trasformazione di steli e foglie seccati in humus. Bastava un rastrello per togliere lo strato di paglia e scoprire la terra, soffice senza che fosse stata lavorata.

Potevamo essere soddisfatti di questo risultato. Più avanti avremmo visto se si trattava di un buon diserbo o solo apparente. Qualcosa però aveva indubbiamente resistito al calore.

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In alcuni punti l’ Artemisia vulgaris era viva e vegeta e stava rispuntando con foglie tenerelle. Evidentemente gli stoloni con cui si diffonde non erano stati bruciati dal calore ed ora con temperature più moderate stavano rispuntando. Lavorando il terreno abbiamo trovato anche qualche radice di convolvolo e stoloni di gramigna che parevano vitali. Poco roba, però. Potevamo essere soddisfatti.

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